La religione
Alla base della religiosità etrusca vi era l'idea fondamentale che il destino degli uomini fosse completamente deciso dagli dei, misteriosi ed indefiniti esseri soprannaturali.
Ogni fenomeno naturale, come il fulmine o il volo degli uccelli, era quindi espressione della volontà divina, e conteneva un messaggio da interpretare per uniformarsi al volere degli dei. Spinti da questa concezione gli Etruschi realizzarono un complesso sistema di codifica della ritualità che seguivano con un'attenzione oltremodo scrupolosa, tanto che divennero famosi presso gli altri popoli antichi per la loro religiosità e superstizione. Dall'VIII secolo a.C. con l'intensificarsi dei contatti con la cultura greca iniziò un processo di fusione con le divinità dell'Olimpo greco. Tuttavia questo processo non attenuò la specificità del sentimento religioso degli Etruschi ed il senso di completo annullamento dell'uomo di fronte al volere divino.

I sacerdoti
Depositaria della dottrina e tramite tra uomini e dei era la casta sacerdotale, che rivestiva un ruolo di grande importanza nella guida civile e religiosa delle comunità etrusche.
I sacerdoti indossavano un abbigliamento particolare, tra cui un alto cappello semiconico, e portavano un bastone con una estremità ricurva. Essi erano divisi in collegi e partecipavano a tutte le attività pubbliche, che per gli Etruschi assumevano un forte significato sacro. Le scritture erano composte da libri contenenti un complesso sistema codificato di regole rituali. I principali riguardavano: l'interpretazione delle viscere degli animali, condotta dagli "Aruspici", l'interpretazione dei fulmini, condotta dagli "Auguri", e le norme di comportamento da seguire nella vita quotidiana.

Alla base della disciplina religiosa etrusca vi era la suddivisione del cielo in sedici zone: le dimore degli dei. Ad est si trovavano quelli propizi, ad ovest quelli sfavorevoli. In questo modo, per quanto riguarda la divinazione, ogni evento atmosferico poteva essere tradotto in un messaggio della divinità che abitava quel luogo. Secondo i casi poteva trattarsi di un ordine, un avvertimento lieto o funesto, un segno di ira o di scontento Questo sistema di divisioni veniva riprodotto anche sul fegato degli animali sacrificati, di cui ci sono giunti dei modelli in bronzo, cosicché anche dalla osservazione delle sue caratteristiche fisiche si poteva comprendere il volere degli dei.

L'architettura religiosa
Il tempio etrusco, per la cui costruzione erano stabilite precise regole, era caratterizzato da una pianta quasi quadrata. La metà anteriore era costituita da un portico colonnato, la metà posteriore era occupata da tre celle, ospitanti le statue di tre divinità, oppure da una cella singola fiancheggiata da due ali aperte. A parte per il basamento e per le fondamenta, venivano utilizzati materiali leggeri e deperibili: mattoni crudi per i muri, e legno per la struttura. Il tetto era a doppio spiovente, molto ampio e basso, di notevole sporgenza laterale, e sulla facciata dominava un frontone triangolare aperto o chiuso. Il tetto era completato da un complesso sistema di elementi decorativi e di protezione in terracotta dipinta a colori vivaci, a rilievo e a tutto tondo.
Tra questi elementi vi erano gli acroteri, che venivano posti sulla sommità del tempio e agli angoli degli spioventi, e le antefisse, che venivano sistemate a chiusura delle tegole di copertura.

L'arte etrusca
L'arte presso gli Etruschi ebbe sempre un legame con la vita quotidiana, una finalità pratica più che estetica, tanto che riferito ad essa si é spesso parlato di artigianato artistico. Dall'arte greca gli Etruschi trassero la maggior parte dei temi, rielaborandoli però in forme espressive più immediate, popolari e decorative. Si trattò quindi di un'arte spontanea, che mirava all'intensità dell'espressione anche a costo di deformare la realtà naturale. Per quanto riguarda la pittura dobbiamo parlare di arte sacra, in quanto i dipinti ritrovati, in maggior numero nelle tombe di Tarquinia, sono quelli che ornavano le pareti dei sepolcri. Possiamo distinguere nelle rappresentazioni due fasi distinte. La prima è caratterizzata da raffigurazioni estremamente realistiche, volte a dare un messaggio vitale con banchetti, giochi, gare sportive, danze. Si tratta di quindi episodi sereni e piacevoli, e di elementi decorativi che ricostruiscono l'ambiente domestico.

La seconda, si affermò tra il V ed il IV secolo a.C., quando si diffuse l'idea della trasmigrazione dell'anima nel regno dei morti. Prevalsero allora le scene mitologiche, le immagini riferite al mondo dell'oltretomba e ai demoni suoi abitanti. La pittura etrusca tendeva di solito a perpetuare schemi standardizzati, realizzati da pittori che erano abili artigiani più che artisti. I caratteri tipici sono la centralità della figura umana che prevale sull'ambientazione; l'uso di colori pieni e forti, che riempiono con la tecnica dell'affresco aree delimitate da spessi contorni. Anche per la scultura dobbiamo parlare di arte sacra, in quanto i ritrovamenti consistono in elementi decorativi di templi o di tombe. La scultura etrusca è strettamente connessa alla modellazione della creta. Anche le sculture in pietra risentono di questa impostazione ed infatti gli scultori etruschi prediligevano le pietre meno difficili da lavorare.

Ciò che contraddistingue la scultura etrusca è la totale assenza di ricerca formale. Essa non ha valore in sé come opera d'arte, ma vale per il significato pratico che le si vuole dare. Gli etruschi erano celebri tra i loro contemporanei per le sculture in bronzo, che dovevano realizzare con particolari processi di fusione. Malgrado a noi sia giunto molto poco, solo alcuni pezzi unici come la Chimera d'Arezzo, la Lupa capitolina e l'Arringatore, possiamo da questi farci un'idea di un'arte finemente progredita che resta per noi un totale mistero.

 

 
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